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Di Andy e Nicola Caulfield. Produttore: Gracious Films, Regno Unito, 2014. Durata: 150 minuti. Formato: HD 1080p PAL su DVD, Blu-ray e digital download. Lingua: inglese con sottotitoli in diverse lingue (fra cui l’italiano). Sito ufficiale: www.frombedroomstobillions.com

From Bedrooms to Billions è un documentario del 2014 prodotto da Andy e Nicola Caulfield e dedicato al mondo degli sviluppatori indipendenti di videogiochi degli anni ’80 e ’90.

La narrazione si basa su una serie di interviste condotte con i principali protagonisti dell’epoca, vale a dire i più celebri programmatori, giornalisti, artisti, musicisti e publisher di videogiochi del periodo. Il documentario è disponibile su supporto fisico (DVD e Blu-ray) e download digitale presso il sito ufficiale del progetto, nato attraverso un’iniziativa di crowdfunding sul portale Kickstarter e conclusasi, dopo mille tribolazioni, nella seconda metà del 2014.

L’excursus narrativo di From Bedrooms to Billions è molto ampio: il film inizia con l’analisi dei sistemi casalinghi della prima metà degli anni ’80 (ZX80/81, VIC-20, Atari 8 bit, console pre-crash), per poi soffermarsi a lungo sui principali sistemi degli anni ’80 e concludere con gli anni ’90 e 2000, epoca caratterizzata dalla massificazione del prodotto videoludico. Il documentario si basa su interviste condotte con numerosi “eroi” del gaming anni ’80, come ad esempio Jeff Minter, David Braben, Tony Crowther, Rob Hubbard, Ben Daglish, Peter Molyneux, Geoff Crammond, John Hare, Matthew Smith, Martin Galway, Archer MacLean, stelle del giornalismo videoludico inglese come Julian “Jaz” Rignall, Gary Penn e Chris Anderson (editore di Zzap!64), importanti publisher come John Woods della Ocean e molti altri ancora.

Il documentario, lungo ben due ore e trenta minuti, scorre in maniera convincente nonostante alcuni fisiologici passaggi a vuoto dovuti alla prolissità della narrazione. La parte iniziale, dedicata al periodo che precede il crash del 1984, appare sommaria ma tutto sommato fruibile e interessante. La sezione successiva, dedicata agli home computer della seconda metà degli anni ’80 (in primis Commodore 64 e Sinclair ZX Spectrum) appare più approfondita, anche se troppo sbilanciata a favore dei prodotti britannici (Sinclair in primis). Il documentario lascia trasparire un irritante sciovinismo britannico che arriva persino a distorcere la realtà nel tentativo di glorificare i prodotti della Terra d’Albione a discapito di quelli stranieri, ponendo un fastidioso accento negativo sulle realtà d’oltreoceano (soprattutto statunitensi e giapponesi).

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La sezione dedicata agli anni ’80 risulta completa e approfondita, anche grazie all’esame di elementi poco noti alle masse come ad esempio distribuzione dei videogiochi, gestione amatoriale degli ordini, prime fiere di settore, nascita delle riviste più famose (Zzap!64 e CRASH!) e via dicendo. La parte dedicata alle riviste appare riuscita ed emozionante, a differenza della paludosa sezione riservata a publisher e distributori. Il discorso procede con gli anni ’90, periodo di grande trasformazione che vede il passaggio dei videogame da produzioni amatoriali a realtà aziendali, internazionali e consolidate. In questa sezione, la qualità del documentario torna su buoni livelli grazie a interessanti informazioni e testimonianze, come ad esempio quelle sul devastante impatto economico legato alla produzione e allo stoccaggio delle cartucce per le console a 16 bit e sull’esplosione “casual” del videogioco dovuta in parte anche all’economicità e rapidità di produzione dei supporti CD-ROM.

Il documentario si conclude con una breve analisi dell’attuale mondo del gaming, per poi dispensare un eccellente finale caratterizzato dai ricordi personali dei creativi interpellati circa il modo di vivere il fantastico periodo degli anni ’80 a livello emotivo: una decina di minuti che porterà alle lacrime anche il più arido dei retrogamer. In sintesi, From Bedrooms to Billions è un prodotto interessante e ben realizzato, anche se non privo di difetti. Innanzitutto, il documentario è troppo lungo, dispersivo e prolisso, arrivando a stancare anche l’ascoltatore più stoico. Con una durata inferiore di 45-60 minuti, il prodotto avrebbe acquisito un taglio più rapido, risultando digeribile anche per il pubblico dei non addetti ai lavori.

Inoltre, l’assenza di una voce fuori campo è piuttosto opinabile: un narratore avrebbe reso la disamina più scorrevole e comprensibile anche per i meno esperti. Inoltre, gli argomenti vengono spesso affrontati con una certa ripetitività, aspetto che tende a distrarre l’ascoltatore. Avremmo gradito anche l’inserimento di una maggiore quantità di elementi culturali “pop” degli anni ’80, come ad esempio look, filmati, musica, cinema e via dicendo, in modo da fornire un quadro più generale del periodo. Segnaliamo anche la pessima traduzione italiana dei sottotitoli, caratterizzati da strafalcioni, errori terminologici e un posizionamento approssimativo. In ogni modo, consigliamo a tutti la visione di From Bedrooms to Billions, documentario che offre un quadro riuscito del periodo nonostante alcuni errori di inesperienza.

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