
Codice Storia: I TL 1494-B. Origine: Italia. Pagine: 33. Testo: Giorgio Pezzin. Matite: Maximino Tortajada Aguilar. Inchiostri: Marga Querol Manzano, Maria José Sánchez Núñez. Data della prima pubblicazione: 15 luglio 1984.
“Paperino e i videoinvasori” è una divertente avventura del 1984 ambientata nel mondo dei videogiochi. La storia si apre con i nipotini Qui, Quo e Qua che rientrano da scuola in gran fretta, chiudendosi nella propria stanza. Il motivo è presto detto: i tre paperini stanno preparando una strategia di gioco per sconfiggere gli amichetti in una serrata gara di videogiochi.
Come spesso avveniva, i genitori (o in questo caso i tutori, rappresentati da Paperino), non comprendevano l’argomento di tali entusiastiche discussioni, concetti quasi del tutto incomprensibili per i non “iniziati”. Si trattava di un aspetto capace di rendere ancor più elitaria l’appartenenza alla ristretta cerchia degli appassionati di videogame.
Rapiti dalla passione per il gaming, i tre paperini (alle prese con una primordiale console war) accettano di buon grado le angherie di Paperino, fantasticando di nuovi videogiochi e del sogno di tutti i gamer, ovvero la creazione del videogioco definitivo. La storia descrive perfettamente l’entusiasmo irrefrenabile di quel periodo.
I tre piccoli, nonostante l’ora tarda, impiegano tutte le loro energie nello sviluppo di nuove strategie per “Omino Gnam-gnam” (ovvero Pacman) e “Invaders” (Space Invaders), suscitando la perplessità di Paperino. I piccoli parlano con entusiasmo di un evento che dovrà svolgersi il giorno dopo. Di cosa si tratterà mai?
Una volta entrato nella stanza, Paperino resta stupito: i nipotini posseggono un oggetto misterioso simile a un televisore. Cosa sarà mai?
Una cloche di un aereo (!) collegata a un televisore e una console che ricorda da vicino l’Intellivision, ma che in un’altra illustrazione somiglia più a un Atari 5200 o a un VideoPAC. I piccoli stavano studiando lo sviluppo dei videogiochi cercando di superare il semplice il divertimento e comprendere il funzionamento di queste meraviglie della tecnologia. Informatica, assembly, linguaggi di programmazione erano materie incomprensibili per la stragrande maggioranza delle persone: i teenager dell’epoca erano i pionieri di una nuova generazione tecnologica che, nonostante l’opposizione dei “matusa”, è riuscita a cambiare il mondo.
Nel frattempo, con la sorpresa di Paperino, i piccoli partecipano al fantomatico “Campionato paperopolese di videogiochi”, competizione per ragazzini alle prese con un futuristico e improbabile cabinet arcade a forma piramidale. La sfida è serrata e il piccolo Quo sta per avere la meglio sull’amichetto. Il pubblico è variopinto e improponibile: adulti con cappello a falde, dame attempate e ossigenate e il classico stuolo di bambinetti dal look da zimbello del paese (osservate il bimbo vestito da marinaretto a sinistra).
Il piccolo Quo riesce a far suo il “match” e a fregiarsi, insieme ai fratellini, del titolo di “Supremi videogiocatori 1984”, onorificenza che comporta la vittoria di un’insalatiera luccicante concessa dal Sindaco di Paperopoli. Non male per videogiocatori derisi da genitori e “matusa”, non trovate?
Come da previsione, Paperino finisce con l’appropriarsi del merito della vittoria dei nipotini, mentre il Sindaco illustra un programma per favorire la diffusione dei videogiochi al fine di “introdurre i ragazzi nell’era elettronica”! Dopotutto i videogiochi sono stati una sorta di “cavallo di Troia” per la diffusione dell’informatica, che altrimenti non avrebbe forse attecchito in maniera così profonda nelle coscienze della generazione degli Eighties.
Giunti a casa, Paperino rimprovera i nipotini con una delle sue celebri sfuriate, convinto (come tutti i genitori dell’epoca) che i computer e i videogiochi fossero solo “scemenze” capaci di distrarre i ragazzi dallo studio. Come tutti gli adulti dell’epoca, ignorava che l’informatica richiedesse studio e dedizione e che i videogiochi potessero diventare un lavoro vero e proprio. Un personaggio misterioso sta per cambiare radicalmente la situazione.
Mentre i paperini sciorinano le classiche argomentazioni che tutti usavamo per difenderci dalle asserzioni degli adulti, la discussione viene interrotta da Mister Paperari (!), ovvero l’equivalente disneyiano del fondatore dell’Atari Nolan Bushnell, ingenuamente raffigurato come un magnate ottocentesco con tanto di cilindro, bastone, panciotto inamidato, farfallino, pantaloni a strisce e anelli. Forse i disegnatori non erano al corrente della nuova generazione di nerd miliardari che avrebbero dominato la rivoluzione elettronica.
Colpo di scena! La Paperari, Inc. offre ai nipotini ben 10.000 dollari del 1984 (!), che equivalgono a quasi 22.000 attuali, per lavorare come tester. Pagati per giocare, il sogno di tutti i teenager dell’epoca.
Inoltre, Mister Paperari regala ai nipotini uno schermo da 2000 pollici (che equivalgono a 50 metri di diagonale, beata ingenuità) per svolgere al meglio l’attività di tester. I piccoli vengono rapiti dall’entusiasmo per il mega cabinato Paperari, giocando con grande trasporto e divertimento. Dopotutto, chi non avrebbe impegnato la nonna al Monte di Pietà pur di avere in cambio un cabinet da installare nella propria cameretta?
La quiete della casa dei paperi è ormai compromessa dal cabinato gigante. I nipotini lavorano a tempo pieno come tester di titoli come Space Invaders (chissà per quale motivo in questo caso viene utilizzato il nome originale del gioco) decisamente stakanovisti: compilano relazioni, testano giochi in serie e rifiutano di svolgere i piccoli lavoretti di manutenzione domestica per cui venivano regolarmente sfruttati da Paperino. Anche questo era il sogno di tutti i bambini: mandare in barba scuola e lavoretti di casa per dedicarsi a tempo pieno al videogioco.

E non solo! Università, conferenze e lauti stipendi pagati da Mister Paperari in persona (!), mentre al povero Paperino restano solo l’invidia e i lavoretti domestici. Conoscendo il nostro amato papero, questa situazione di stress causerà una reazione in grado di produrre i guai più inenarrabili. E infatti…
I piccoli, che nel frattempo hanno ottenuto anche limousine e segretaria personale, vengono convocati a Londra per una fantomatica conferenza, “Videogiochi e parallasse sociale” (!), lasciando il campo libero allo zio, che sta per combinare uno dei suoi soliti pasticci.
Immancabilmente, dopo aver avviato il gioco digitando fantomatiche istruzioni (INVADERS GAME OL PRINT START), Paperino si entusiasma come un paperotto, giocando per ben dodici ore filate e disturbando tutto il vicinato.
Gli insonni vicini cercano disperatamente di zittire il povero Paperino lanciando oggetti di ogni tipo: scarpe, laterizi da costruzione (che tutti abbiamo in dispensa, ovvio), lattine vuote e persino un intero lavandino (probabilmente scardinato e scagliato dall’Incredibile Hulk in persona), sinistrando il cabinato delle meraviglie. Come porre rimedio all’ennesimo disastro?
Il povero Paperino prova a riparare il cabinato operando ovviamente a caso (è il cugino di Paperoga, non dimentichiamolo), trovandosi persino alcuni pezzi in esubero! Così come avveniva in numerose storie mitiche tratte dagli albi della Disney, (come ad esempio l’indimenticabile “Zio Paperone e l’avventura in Formula 1”, sempre del 1984), all’accensione del sistema accadrà qualcosa di impensabile.
I videogiochi escono dallo schermo!
Dischi volanti (Space Invaders), meteoriti (Asteroids) e persino Pacman in persona fuoriescono dal mega-video, con un effetto tridimensionale che, come scopriremo a breve, non si limiterà a una mera componente estetica. All’epoca, uno dei grandi sogni degli appassionati era interagire con una realtà virtuale immersiva, in stile TRON, in cui vivere le proprie avventure in prima persona.
I video invasori seminano il terrore, arrivando a mordere persino il fondoschiena del Sindaco di Paperopoli, che dichiara lo stato di emergenza! Il popolo è nel panico, convinto che siano sbarcati i marziani. A mali estremi, estremi rimedi…
Il popolo è in fuga e si interroga sulla provenienza dei video invasori. Sarà stato qualche scienziato? Un alieno? Oppure qualche pasticcione? Paperino deve contattare i nipotini (che si trovano a Londra) per porre rimedio ai disastri causati. In realtà, il massimo dei danni causati dai sistemi per videogiochi dell’epoca erano la disintegrazione dell’alimentatore del Commodore 64 o l’impressione permanente di un’immagine sull televisore del salotto.
Dopo una rapida spiegazione, i nipotini intuiscono la natura del misfatto: alterando i circuiti del gioco, gli invasori hanno preso vita grazie al REALISMO (!) dei videogame! Già, il celebre realismo dei videogiochi del 1984! La situazione è critica: il sindaco ha convocato persino l’esercito!
Purtroppo, anche le teste di cuoio saranno impotenti, poiché i video invasori vengono trapassati dai colpi “fisici” ma infliggono danni reali ai poveri malcapitati. Dopo un breve ragionamento, il piccolo Quo intuisce la chiave per sconfiggere gli invasori, ovvero l’utilizzo di “armi elettroniche” (!) ottenute modificando le macchine per videogiochi.
Dopo essere tornati in città, i paperi trovano una situazione peggiore delle aspettative: gli edifici deserti vengono divorati dalle sfere Gnam-gnam e disintegrati dagli invader. La situazione è critica: occorre un pronto intervento da parte delle Giovani Marmotte e di Paperino!
Riusciti a ritornare in casa, in un’ora di lavoro (!) i nipotini costruiscono un cannone laser “un po’ rozzo ma funzionale” (!) collegato al cabinato con il solo ausilio di un manuale di elettronica! Chi di noi non l’ha fatto in gioventù? Con il cannone sarà possibile usare armi elettroniche e sconfiggere gli invader in una strabiliante partita di videogame dal vivo, in modo da eliminare i nemici molesti e riportare la pace a Paperopoli, nonché scagionare il povero Paperino dalle accuse.
La battaglia infuria nei cieli di Paperopoli: invader, gnam-gnam e astronavi in stile Galaga attaccano la finestra della stanza dei tre nipotini, che lottano strenuamente fra mille esplosioni e colori per sconfiggere la minaccia elettronica. La battaglia è vinta: i nipotini hanno salvato Paperopoli, mentre Paperino ha dato l’ennesima prova del suo coraggio, restando nascosto sotto un cuscino a pois. L’entusiasmo dei piccini è amplificato dal record ottenuto a questo impossibile videogioco, ben 1.760.000 punti!
I piccoli vengono acclamati come eroi dalla popolazione, dal Sindaco e da Mister Paperari. Paperino, invece, viene sottoposto al pubblico ludibrio quale autore del misfatto che ha causato l’attacco degli invader, causandone la disperazione.
La situazione viene risolta da Mister Paperari, che in un afflato di generosità, offre ben 100.000 dollari al povero Paperino per sfruttare le royalty legate al suo nome in un fantomatico videogioco, “Risolviguai di Paperino” (con questo titolo non avrebbe venduto mezza copia), in cui occorrerà porre rimedio ai misfatti del nostro antieroe.
La storia si conclude con due ragazzini che, divertiti dai guai combinati da Paperino, interagiscono con un galattico coin-op dotato di una leva a spostamento verticale (!) e da ben tre pulsanti disposti in verticale (!) sul lato sinistro dello stick. Uno dei due piccoli è il bambino vestito da marinaretto incontrato all’inizio della storia: forse un precursore del cosplay che cercava di imitare il suo idolo Paperino. La storia di Giorgio Pezzin è divertente e innovativa, riuscendo con leggerezza a imbastire una trama fantasiosa sul nascente mondo dei videogiochi. Storie come queste lasciano intuire il fragore con cui il gaming interattivo iniziava a insinuarsi nell’immaginario collettivo, creando un mondo ricco di immaginazione, sogni e desideri che plasmò le coscienze delineando i sogni della generazione di nativi digitali.







































