
Videogioco di simulazione di commercio e combattimento spaziale creato da David Braben e pubblicato dalla GameTek e Konami nell’ottobre 1993 su Amiga, Atari ST e MS-DOS. Si tratta del primo sequel del leggendario Elite, che risale al 1984. Il gioco conserva la struttura del primo capitolo, ovvero il gameplay open-world/sandbox, aggiungendo una fisica realistica e una galassia riprodotta in modo minuzioso. Frontier offre diverse innovazioni. Ad esempio, è il primo gioco a comprendere sistemi stellari generati in modo procedurale e legati alle leggi della fisica, aggiungendo una distribuzione casuale dei materiali reperibili in modo da ottenere una notevole varietà.
Il gioco ha ricevuto due seguiti, Frontier: First Encounters del 1995 ed Elite Dangerous del 2014. Frontier non possiede una trama prefissata o missioni da completare e consente di esplorare lo spazio dando luogo a commerci legali o illegali, eseguendo missioni per conto dell’esercito, trasportando passeggeri fra i sistemi, agendo come un pirata spaziale o ricercando qualsiasi altro risultato. Non esiste una “fine” del gioco, ma è possibile raggiungere uno scopo finale deciso dal giocatore o non fermarsi mai. Il gioco inizia nell’anno 3200 e consente di assumere il ruolo di uno dei nipoti del comandante Jameson di Elite, che eredita 100 crediti e il caccia a lungo raggio “Eagle”.
Si tratta di risorse molto modeste per il mondo di Elite, uno scenario che spinge il giocatore a commerciare o combattere per procurarsi denaro o mezzi più potenti. Il gioco fornisce alcune informazioni di base sull’universo, in cui sono presenti due fazioni: la “Federazione”, con sede nel sistema Sol, e l’”Impero”, con sede nel sistema Achenar, acerrime nemiche che concordato una sorta di tregua di facciata, continuando a combattersi segretamente. Potremo schierarci con una, con entrambe o nessuna delle due fazioni. Entrambi gli schieramenti dispongono di forze militari e consentono di prendere parte a una serie di missioni, il cui completamento consentirà di ottenere una promozione.
Facendo il doppio gioco sarà più difficile ottenere una promozione. Come avveniva in Elite, Frontier è incentrato sul commercio: potremo acquistare e vendere diverse merci per ottenere il massimo profitto, confrontando i prezzi presenti nei diversi sistemi e calcolando le spese vive di ciascun viaggio. Alcune merci (narcotici, gas nervino, armi e schiavi) sono illegali in molti sistemi e potrebbero causare multe o attacchi da parte della polizia. Frontier sostituisce lo stile di volo arcade di Elite con uno basato sulla fisica newtoniana: per fermarci dovremo azzerare la nostra quantità di moto, mentre le virate di 180° non presenteranno alcun effetto sulla direzione di viaggio, a meno di non contrastare la quantità di moto precedente.
Il controllo dell’astronave è nelle mani, o meglio nel mouse, del giocatore, ma è possibile assegnare alcune attività alla CPU, come ad esempio la navigazione in uscita dall’iperspazio verso un pianeta o una stazione spaziale e il famigerato attracco che tanto faceva penare in Elite. I viaggi all’interno di un sistema stellare vengono impongono tempi realistici, per cui anche con navi in grado di arrivare a un’accelerazione di 10G occorrerà attendere molto tempo. Per fortuna, il gioco offre una modalità di accelerazione che consente di ridurre i tempi di navigazione di 10,
100, 1000 o 10.000 volte. Il problema della navigazione interstellare viene risolto con l’uso dell’iperspazio, che consente di saltare da un sistema all’altro Una volta giunti a destinazione dovremo procedere in modo convenzionale. Il gioco consente di affrontare diversi nemici, in prevalenza pirati spaziali che intendono rubare le merci da noi trasportate. Esistono sistemi stellari più sicuri di altri. I combattimenti vengono gestiti in modo realistico, usando laser di attacco e rispettando le leggi della fisica, concludendosi a volte con uno scontro fatale fra astronavi. Il gioco usa un originale sistema anti copia, ovvero un’ispezione periodica da parte della polizia, atta a verificare che il giocatore sia il legittimo proprietario della nave chiedendo di inserire una parola tratta dal manuale di gioco.

Dopo 3 errori, il gioco termina. Frontier presenta una grafica molto più avanzata rispetto a Elite grazie all’evoluzione dei sistemi informatici. Il motore grafico è molto avanzato e supporta le curve di Bézier e il texture mapping (solo su MS-DOS). Il mondo di Frontier è di dimensioni immense e consente anche di atterrare sui pianeti, operazione impossibile in Elite. Sono anche presenti stelle esistenti in realtà, come ad esempio Alpha Centauri, Sirio, Altair, Antares, Betelgeuse e la stella polare. Così come avveniva in Elite, Frontier offre decine di navi diverse, a partire dai piccoli e veloci caccia Eagle, fino ai mercantili multiruolo come il Cobra ed enormi incrociatori come l’Anaconda o il Panther.
I giocatori possono usare una nave alla volta, scambiando la vecchia in caso di permuta. Braben programmò il gioco in linguaggio assembly del 68000 usando circa 250.000 linee di codice, che furono adattate per 80286 da Chris Sawyer. Frontier offriva alcune caratteristiche inedite, ad esempio l’ adattamento della palette a ciascun fotogramma per ottimizzare l’uso dei colori e la possibilità di viaggiare su pianeti e sistemi stellari in scala 1:1. L’uscita di Elite II era inizialmente prevista per il 1992 su Atari ST. Il gioco fu pubblicato su un singolo dischetto da 880 KB (il disco 2 contiene una selezione di giochi salvati) e su un disco a doppia densità da 720 KB per MS-DOS.
L’eseguibile per Amiga occupa soli 400 KB grazie all’utilizzo del linguaggio assembly e soprattutto di un universo di natura procedurale. Il gioco era funestato da un bug: la portata dell’iperspazio è di circa 15 anni luce, aspetto che impedisce di raggiungere i sistemi planetari più distanti in un solo salto. Tuttavia, i sistemi distanti tra 655,36 e 670,36 anni luce venivano considerati come a una distanza inferiore a 15 anni luce, così come quelli distanti 1310,72, 1966,08 anni luce e altri multipli di 655,36. Studiando la triangolazione era possibile raggiungere un sistema posto a qualsiasi distanza con due soli salti. Il gioco offre alcuni brani MIDI di musica classica composti da Wagner, Mussorgsky e Grieg.
Durante la sequenza di attracco alle stazioni spaziali viene riprodotto “Il Danubio blu” di Strauss, in omaggio al film “2001: Odissea nello spazio”. I brani “The Great Gate of Kiev” e “In the Hall of the Mountain King” vantano un arrangiamento simile a quello usato nelle cover del gruppo ELP. David Lowe ha composto due brani originali in stile classico, uno dei quali viene usato la sequenza introduttiva. Il gioco è stato pubblicato con licenza shareware ed è liberamente scaricabile, ma essendo un gioco DOS, crea diversi problemi sui sistemi Windows successivi al 98 a causa dell’uso della memoria EMS. Pertanto, Frontier richiede un software di virtualizzazione come DosBox. Nel 2005, Tom Morton ha realizzato una versione in linguaggio C del gioco, denominata GLFrontier, che consente di usare il gioco sui sistemi operativi moderni.
Frontier è un capolavoro assoluto del genere spaziale, un gioco che offre una profondità incredibile, una tecnica notevole per l’epoca e la possibilità di esplorare un intero universo in pochi KB di codice e dati. La parte commerciale è molto efficace, così come quella di viaggio ed esplorazione, anche se i pianeti non sono molto dettagliati. Meno riuscita è la componente di combattimento, limitata da un controllo non all’altezza. Infatti, spesso finiremo uccisi a causa dei controlli piuttosto che di errori o scelte errate. In ogni modo, un caposaldo da giocare a ogni costo.





