
(Psytronik, 2018, Commodore 64)
Dal talento di Stuart Collier (programmazione), Trevor Storey (game design e grafica) e Saul Cross (musica) nasce Rocky Memphis And The Legend Of Atlantis, un gioco per Commodore 64 “vagamente” ispirato alle avventure di Indiana Jones. Rocky Memphis, da non confondere con il noto attore borgataro Ricky, è un esploratore di grande ingegno e ottime qualità atletiche alle prese con l’esplorazione delle rovine di un antico tempio, che richiederà la risoluzione di numerosi enigmi al fine di accedere al continente perduto Atlantide. Il gioco è realizzato in maniera molto efficace utilizzando la modalità hires del C64, che consente di usare 2 colori per ciascuna cella di 8×8 pixel.
Premetto di non essere un grande fan dell’hires, ma Trevor Storey e soci hanno dimostrato un’ottima capacità tecnica realizzando un titolo graficamente molto valido nonostante i limiti di questa bistrattata modalità. Lo sprite di Rocky è molto ben realizzato e colorato mediante un sapiente overlay, mentre i fondali vantano una serie di riusciti effetti cromatici e di animazione. Il gioco è un’adventure con elementi arcade basata soprattutto sulla risoluzione di enigmi complessi ma non (molto) illogici. Oltre agli enigmi, Rocky dovrà superare una serie di insidie di stampo arcade, basate su tempismo, interruttori da spostare e precisi salti da eseguire.

L’avventura è molto divertente e appagante, ma non scevra di difetti. Innanzitutto, la grafica a 2 colori per cella complica l’individuazione di alcuni elementi di gioco, come ad esempio le piccole fessure in cui inserire oggetti o i minuscoli interruttori presenti nell’avventura. Inoltre, il testo informativo visualizzato nella parte bassa della schermata scorre da destra a sinistra, aspetto che rende a volte difficile la lettura tempestiva delle preziose informazioni dispensate su oggetti ed enigmi. Inoltre, alcune animazioni di Rocky sono piuttosto dozzinali, come ad esempio quella della salita sulle scale. È incomprensibile la scelta di utilizzare vite limitate in un’avventura così complessa: sarebbe stato meglio offrire vite infinite o un tempo massimo per riportare la sfida su livelli umani.
Per fortuna sono disponibili diversi trainer. Le musiche sono ripetitive, poco ispirate e snervanti già dopo qualche minuto. In sintesi si tratta di un ottimo prodotto, intrigante, divertente e complesso quanto basta, una delle migliori uscite recenti che non sfigurerebbe fra i classici per Commodore 64.
