
Vulgus occupa un posto speciale nella storia dei videogiochi, essendo il primo titolo pubblicato dalla Capcom nel 1984.
In un’epoca in cui il mercato arcade era dominato da Namco, Konami e Taito, la giovane compagnia giapponese scelse di esordire con uno shoot ’em up verticale, genere allora all’apice della popolarità grazie a capisaldi come Xevious (Namco, 1982) e Star Force (Tecmo, 1984). Anche se Vulgus non riuscì a imporsi con la stessa forza dei rivali, gettò le basi di un percorso che avrebbe reso la Capcom uno dei colossi mondiali dell’intrattenimento videoludico. Il gameplay di Vulgus è semplice ma efficace. Il giocatore controlla una navetta spaziale incaricata di contrastare un’invasione aliena senza fine, poiché non sono presenti livelli dotati di un traguardo preciso né un vero finale, ma un flusso continuo di nemici che mette alla prova riflessi e resistenza.
La struttura infinita rende il punteggio l’unico vero obiettivo del gioco, spingendo a migliorare di partita in partita. La navetta è equipaggiata con un’arma principale a fuoco rapido e un attacco speciale, il Mega Crash, in grado di spazzare via tutti i nemici presenti a schermo ma utilizzabile per un numero di volte limitato. A completare il sistema sono presenti alcuni power-up che potenziano il fuoco e offrono variazioni al ritmo dell’azione, elemento già caratteristico della filosofia Capcom. Dal punto di vista tecnico, Vulgus rispecchia i limiti del periodo. La grafica è bidimensionale e gli sfondi, realizzati utilizzando evidenti tile, si ripetono ciclicamente, offrendo un’ambientazione semplice e senza variazioni significative.

Tuttavia, è già possibile apprezzare la pulizia del controllo, la fedeltà delle collisioni e l’organizzazione delle ondate di nemici, punti fermi nelle produzioni successive della casa di Osaka. Le esplosioni e il feedback sonoro, seppur rudimentali, trasmettono una forte immediatezza che distingue il titolo dagli altri shooter contemporanei. A livello commerciale, Vulgus non ottenne un grande successo e non generò sequel. Il suo ruolo fu soprattutto quello di “palestra” per la giovane Capcom: basandosi su queste fondamenta, pochi mesi dopo nacquero titoli di ben altra caratura come 1942 (1984) e Commando (1985), che proiettarono la casa giapponese sulla scena internazionale.
Nonostante ciò, Vulgus è rimasto nella memoria degli appassionati come un cult minore, vale a dire un prototipo che mostrava già intuizioni di design che avrebbero ottenuto un forte sviluppo negli anni a venire. In retrospettiva, il valore di Vulgus non risiede nell’innovazione, in un gameplay particolarmente originale o nella longevità, ma nella valenza storica. Si tratta di un titolo spartano, quasi anonimo nel panorama degli shooter degli anni ’80, ma con un significato enorme legato all’inizio della storia di Capcom. In chiave attuale è possibile intuire i primi vagiti dello stile di una software house che in futuro avrebbe creato universi iconici come Street Fighter, Mega Man e Resident Evil.
Per questo motivo, pur non trattandosi certo di un classico o di un capolavoro assoluto, Vulgus è da considerarsi come un tassello imprescindibile della storia arcade e meritevole di essere ricordato come la scintilla iniziale di una leggenda videoludica che avrebbe segnato in modo indelebile la storia del videogioco.



